Lo piu' lungo racconto de lo piu' possente cavaliero di lettonia
Fabella epico cavalleresca con un'importante componente didascalica
C'era una volta, nelle lande desolate che circondano l'attuale Islamabad,
un uomo dall'aspetto fiero, il torace possente e l'intelletto acuto,
che stava contando i sassi presenti in quella sassosa e inospitale regione.
Questi altri non era che lo più possente cavaliero di Lettonia,
fulgido eroe la cui fama arrivava a rivaleggiare persino con quella di Antonino Petrangeli,
personaggio di cui nessuno, invero, ha mai sentito parlare.
Ma perchè lo cavaliero enumerava le vili pietre? Si domanderà lo stolto.
Il gagliardo campione del Baltico aveva invero ricevuto in sogno la visita di una nota medium austroungarica
che gli aveva passato il re germanico Carlo Martello il quale gli parlava per conto del cugino,
che in quel momento era al cesso.
Questi gli raccontò una fabella epico cavalleresca nell’antica lingua d’Oil
di cui lo più possente cavaliere di lettonia non capì un cazzo.
Riavutosi dalla trance mediatica lo cavaliero si rese conto che:
primo doveva far finta di aver capito qualcosa del messaggio
per non passare per gonzo o, peggio, per neoplatonico e, secondo,
stava sul cesso della locanda da due giorni e tre notti (Carlo Martello sa essere piuttosto
prolisso quando narra una storia) e la coda dei clienti con gravi disturbi intestinali
fuori dalla porta misurava già sedici miglia marine.
Così il trionfatore di Istambul concepì un piano semplice ma geniale:
uscì dalla finestra, onde evitare l’ira dei diarroici, inforcò il suo fedele biciclo,
perchè come suole dire “durano più dei cavalli e risparmi una fortuna in spade”
e si recò in Pakistan a contare le pietre con la segreta speranza di ottenere in tal modo
la ricetta della pozione di vita eterna.
In tale impresa era impegnato il si valente eroe al principio della nostra storia.
Erano ormai dodici anni e tre mesi che conteva e non gli riusciva di ricordare
che numero fosse quello che segue il trentatre cosicchè dovette desistere
e avventurarsi in cerca di un sapiente che svelasse il suo enigma.
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