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Le Avventure di Aj, burattino di Mithtril
Capitolo I
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Come andò che Mastro Nzoinfame, artificiere,
trovò un pezzo di mithril, e mutilò suo figlio
C'era una volta... "Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori. No ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di mithril. Non era un pezzo di mithril di lusso, ma un semplice blocco di mithril grezzo, di quelli che gli elfi scartano e che poi si usano per fare le corazze ai warforged.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di mithril capitò nella bottega di un vecchio artificere Cannith, il quale aveva come nome mastr'Antonio, se non che tutti lo chiamavano ...mastro Nzoinfame, per via della sua rinomata cortesia e la sua grande disponibilità, che erano invero note in tutta Cyre.
Appena mastro Nzoinfame ebbe visto quel pezzo di mithril, si rallegrò tutto e, dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce: "Questo mithril è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba a mio figlio."
Detto fatto, prese subito l'ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo (il figlio ovviamente, non il pezzo di mithril), ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perchè sentì una vocina sottile che disse raccomandandosi: "Perchè vuoi tagliarmi la gamba con l'ascia arrotata (e senza anestesia), babbino caro?".
Figuratevi come rimase quel buon vecchio di mastro Nzoinfame.
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva avere messo la verga nodosa, e non vide niente! Guardò sotto il banco, e niente; guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e niente; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e niente; aprì l'uscio di bottega per dare un'occhiata anche sulla strada, e niente! O dunque?...
"Beh, poco male", disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, "vorra dire che ti leverò la gamba, senza batterti con la verga. Rimettiamoci a lavorare."
E ripresa l'ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sotto l'anca del ragazzo.
"Ohi! tu m'hai fatto male!" gridò questi rammaricandosi.
Questa volta maestro Nzoinfame restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la collera, colla bocca spalancata e la bava che gli colava giù fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe l'uso della parola, cominciò a dire imprecando:
"Ma di dove sarà finita la verga che avevo messa lì?... Eppure qui non c'è anima viva. Che sia per caso questo pezzo di mithril che abbia imparato a muoversi e l'abbia portata via? Io non lo posso credere. Questo mitril eccolo qui; è un pezzo di mithril da scartare, come ce ne son molti altri, e a usarlo tutto, c'è da farci al più una corazza... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se c'è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l'accomodo io!"
E così dicendo, agguantò con tutt'e due le mani quel povero pezzo di mithril e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c'era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
"Ho capito", disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, "si vede che quella verga nodosa non è mai esistita, anzi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare."
E perché gli era salita addosso una gran quantità di bile, si provò a canterellare per placarsi un po'.
Intanto, posata da una parte l'ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il moncherino del ragazzo; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina del ragazzo che gli disse: "Bada! Potrei morire dissanguato!"
Questa volta il povero maestro Nzoinfame cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di turchina come era quasi sempre, gli era diventata paonazza dalla gran rabbia.
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