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Le Avventure di Aj, burattino di Mithtril

Capitolo III

Garneth, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi
il warforged e gli mette il nome di Aj-704-bt.
Prime vittime del warforged.


La casa di Garneth era una reggia maestosa. La mobilia non poteva essere più lussuosa: una seggiola d'oro, un letto di platino e un tavolino di cristallo. Nella parete est, lunga tre chilometri stava al centro un caminetto col fuoco acceso; il fuoco era viola, e accanto al fuoco c'era un fuoco che scoppiettava allegramente e mandava fuori una nuvola di fuoco, che pareva fuoco davvero.
Appena entrato in casa, Garneth prese subito gli arnesi e si pose a fabbricare il warforged. "Che nome gli metterò?" disse fra sé e sé. "Lo voglio chiamar Infame. Questo nome gli porterà fortuna. Conosco una famiglia intera di Infami: infame il padre, infame la madre e infami i ragazzi, e devo dire che, a parte me, ce la passiamo tutti abbastanza bene. Perciò lo chiamerò Aj-704-Bt."
Quando ebbe trovato il nome al suo warforged, allora cominciò a lavorare a buono, e gli fece subito i capelli, poi li tolse perchè un warforged con i capelli non si è proprio mai visto.
Fatti gli occhi, figuratevi la sua maraviglia quando si accorse che gli occhi si muovevano e che lo guardavano fisso fisso.
Garneth, vedendosi guardare da quei due occhi di bragia, se n'ebbe quasi per male, e disse con accento risentito:
"Occhiacci di bragia, perché mi guardate?"
Nessuno rispose.
Allora, dopo gli occhi, gli fece il naso; ma il naso, ovviamente, non serviva a niente.
Dopo il naso, gli fece la bocca.
La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a masticare le pareti.
"Smetti di mangiare!" disse Garneth impermalito; ma fu come dire al muro di non farsi mangiare.
"Smetti di mangiare, ti ripeto!" urlò con voce minacciosa.
Allora la bocca smise di masticare, lasciando in terra quattro quintali di calcinacci.
Garneth, per non guastare i fatti suoi, finse di non avvedersene, e continuò a lavorare.
Dopo la bocca, gli fece il mento, poi il collo, le spalle, lo stomaco, le braccia e le mani. Appena finite le mani, Garneth sentì portarsi via la spada dal fodero. Si voltò in su, e che cosa vide? Vide la sua spada in mano del warforged.
"Aj-704-Bt!... rendimi subito la spada!"
E Aj, invece di rendergli la spada, cominciò a colpire di qua e di là a caso, sfasciando tutto ciò che trovava.
A vedere cotanta violenza, Garneth fu molto felice e soddisfatto, come non era stato mai in vita sua, e voltandosi verso Aj, gli disse:
"Benedetto figliuolo! Non sei ancora finito di fare, e già cominci a menar botte a destra e a manca! Bene, ragazzo mio, bene!"
E commosso si rasciugò una lacrima.
Restavano sempre da fare le gambe e i piedi. Quando Garneth ebbe finito di fargli i piedi, sentì arrivarsi un calcio in un rene.
Poi prese il warforged sotto le braccia e cadde in terra, sopraffatto dall'enorme mole del costrutto.
Aj aveva le gambe aggranchite e non sapeva muoversi, e Garneth lo conduceva per la mano per insegnargli a mettere un passo dietro l'altro.
Quando le gambe gli si furono sgranchite, Aj cominciò a camminare da sé e a correre per la stanza; finché, infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.
E il povero Garneth a corrergli dietro senza poterlo raggiungere, perché quel enorme colosso correva come una lepre, e battendo colpi a destra e a manca a chi incontrava per la strada, lasciò per terra una quindicina di contadini.
"Dagliele! Dagliele!" urlava Garneth; ma la gente che era per la via, vedendo questo grosso warforged, che correva come un barbero, scappava urlando, mentre Garneth rideva, rideva e rideva, da non poterselo figurare.
Alla fine, e per buona fortuna, capitò una guardia, la quale, sentendo tutto quello schiamazzo e credendo si trattasse di un puledro che avesse levata la mano al padrone, si piantò coraggiosamente a gambe larghe in mezzo alla strada, coll'animo risoluto di fermarlo e di impedire il caso di maggiori disgrazie.
Aj, quando si avvide da lontano della guardia che barricava tutta la strada, s'ingegnò di passargli, per sorpresa, frammezzo alle gambe, e invece fece fiasco.
La guardia, senza punto smoversi, gli tirò un solenne colpo di maglio (era un maglio spropositato, che in realtà non dovrebbe far parte dell'equipaggiamento di una guardia), proprio mentre Aj rimaneva con la testa incastrata fra le sue gambe; Garneth, pur essendo fiero del suo costrutto, doveva per forza dargli subito una buon tiratina d'orecchi.
Ma figuratevi come rimase quando, nel cercargli gli orecchi, non gli riuscì di poterli trovare: e sapete perché? Perché nella furia di scolpirlo, si era dimenticato di farglieli.
Allora lo prese per la collottola, e, mentre lo riconduceva indietro, gli disse tentennando minacciosamente il capo:
"Andiamo a casa. Quando saremo a casa, non dubitare che faremo i nostri conti, che non si può mica tirar le botte ai contadini quando si vuole."
Intanto i curiosi e i bighelloni principiavano a fermarsi lì dintorno e a far capannello.
Chi ne diceva una, chi un'altra.
"Poveri contadini!", dicevano alcuni, "smontiamolo! E' pericoloso!..."
E gli altri soggiungevano malignamente:
"Quel Garneth sarà anche un galantuomo! ma è un vero infame con la plebe! Se gli lasciassero un povero contadino fra le mani, è capacissimo di farlo a pezzi e rivenderli ai necromanti!..."
Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che Garneth parlò alla guardia e ne fece condurre sette in catene. I quali alcuni, non avendo nemmeno parlato, piangevano come vitellini e maledicevano l'ordine costituito.
Quello che accadde dopo, è una storia da non potersi credere, e ve la racconterò in quest'altri capitoli.

 

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